Nido del Lotto Zero, tutta l’amarezza di una sconfitta

Finisce nella maniera più prevedibile la triste storia dell’asilo nido del Lotto Zero di Ponticelli, un progetto importante, sviluppatosi in una periferia troppo spesso vittima di stereotipi e facili semplificazioni, realizzato e finanziato negli ultimi anni con i fondi del c.d. Piano di Azione e Coesione, e andato avanti con efficacia, dimostrando che un modello serio e moderno di scuola è possibile anche qui, se c’è la volontà e la determinazione per portarlo avanti.

Bene, questa volontà, è oggi evidente, non c’è. Negli scorsi giorni, dopo aver partecipato ad alcuni incontri con i consiglieri e la Commissione scuola della Municipalità, ed esserci confrontate con l’assessore alla scuola del comune di Napoli, abbiamo preso definitivamente atto dello scenario desolante: il progetto per una nuova annualità del nido è stato approvato, ma i soldi – sostengono assessore e Municipalità – non sono in cassa, in attesa del decreto ministeriale e la variazione di bilancio da parte del comune di Napoli. Senza soldi, naturalmente, “non si cantano messe”, così come non può essere emanato il bando, per l’affidamento del servizio.

Ora, è evidente che al netto degli scaricabarile istituzionali la questione è prettamente politica. Il nido del Lotto Zero ha rappresentato in questi anni un importantissimo esperimento di coesione sociale, di interazione tra famiglie e bambini provenienti da differenti contesti; la dimostrazione di come, nonostante i gravi problemi strutturali, interventi programmatici e mirati sui servizi e sul welfare possano contribuire, anche nell’era del più squilibrato neoliberismo, a rendere migliore la vita di chi abita quei luoghi in cui i destini sono perennemente messi in un angolo dalle istituzioni. In questi anni le mamme d i Ponticelli, come quelle di Barra, San Giovanni e Pianura hanno conosciuto un mondo scuola inedito e vincente, capace di fornire un reale servizio di sostegno alla genitorialità, e a tutte quelle persone per bene di cui, come da solita retorica, “i nostri quartieri difficili sono pieni” ma per tutelare le quali poi nel concreto non si fa nulla. Della continuità e del futuro di uno servizio del genere infatti, nessuno dei nostri amministratori, ha mostrato un minimo di interesse.

Nessuno sembra essersi nemmeno posto il problema di se e come offrire continuità a queste piccole deliziose strutture, sebbene fosse noto il problema del rifinanziamento. Il Comune ha raccolto le iscrizioni dei nostri bambini nonostante ciò, dimentico persino del fatto che lo stesso personale lavorasse senza percepire lo stipendio già dallo scorso anno. Nella primavera scorsa, se non si fosse sviluppato un piccolo movimento di combattive (oggi disperate, data la mancanza di alternative) mamme, nessuno si sarebbe preoccupato di comunicare quanto stava accadendo, lasciandoci scoprire nostro malgrado, a inizio settembre, che dell’apertura del nido non se ne parlava affatto. Oggi ci dicono che il finanziamento c’è, “almeno per un altro anno”, ma c’è da aspettare. Aspettare vuol dire: apertura della gara prima, assegnazione alle cooperative selezionate poi, e quindi un potenziale inizio dell’anno scolastico (!) non prima del mese di gennaio. Il risultato più immediato? Il fatto che chi ha un reale interesse e un reale problema, per quella data sarà certamente stato costretto a trovare una soluzione alternativa, e la scuola aprirà probabilmente per una audience dimezzata, consacrando l’ennesimo spreco di denaro pubblico.

«Abbiamo aspettato vent’anni l’apertura di questo nido, adesso ci sembra assurdo dover temere che ci venga portato via. Il compito delle istituzioni è lavorare per migliorare la scuola e non chiuderla per problemi politici o amministrativi»; «Se vinciamo questa lotta lo facciamo anche per le educatrici che stanno facendo tanto per i nostri figli. Il nido fa parte di noi e di una battaglia per far migliorare il quartiere»; «Il nido è un fiore in mezzo al deserto. È una gioia vedere i bambini, entrare e uscire, tutti i giorni. È una struttura che ci sta a cuore perché siamo in una zona di degrado. Perché rovinare una cosa buona, in mezzo a tante negative? Il nido mi ha permesso di lavorare e le educatrici mi sono sempre venute incontro. Mi hanno aiutato, dato che avevo il papà del bambino in carcere e se non ci fossero state loro non avrei saputo a chi lasciare il bambino. Oltre a questo, mio figlio è diventato più autonomo. Ha imparato a mangiare da solo, tante cose che un bambino di un anno e mezzo non sa fare e che può imparare solo in una scuola del genere. Per noi è come una casa, anche se sappiamo che a breve i nostri bambini andranno all’asilo, la struttura servirà ai bambini del futuro».

Queste sono solo alcune delle testimonianze raccolte tra le mamme-utenti dell’asilo. Ci fanno capire in maniera semplice e diretta l’importanza che questa scuola ha avuto e avrebbe ancora dovuto avere per questo quartiere. Purtroppo, come ho scritto qualche settimana fa, le priorità di un’amministrazione si individuano sulle azioni messe (o non messe) in campo, non sulle chiacchiere e sui proclami. Prendendo atto che le famiglie di Ponticelli, una scuola moderna ed efficiente nel Lotto Zero, un sostegno a donne che vivono in situazione di enorme difficoltà, non sono considerate affatto tali, ora a tutte noi viene detto semplicementet: «Arrangiatevi!», come in quel vecchio film di Totò. Con la naturale conseguenza che, ad arrangiarsi meglio, riuscirà a chi ha qualche “santino” in più. Per tutti gli altri e le altre, il nulla, e non resta che ringraziare ancora una volta.

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